Archivi del mese: maggio 2014

Fantastical Clouds Magically Suspended in Empty Rooms


Fantastical Clouds Magically Suspended in Empty Rooms

http://www.mymodernmet.com/profiles/blogs/berndnaut-smilde-antipode-nimbus

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Intervento chirurgico


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Un`intervento di ernia al disco ad un orso bruno Siriano in un ospedale Israeliano di Tel Aviv.

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Un corto animato da vedere


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Le isole del cioccolato


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Un lavoratore controlla la sbucciatura del cacao tostato durante l’ultima lavorazione prima che questo diventi cioccolato, nella zona tecnica della piantagione Nova Moca di Claudio Corallo, a São Tomé.

“Da che mondo è mondo, il dono più mirabile che l’America abbia fatto all’umanità (‘il bruno elisir’ pagato con la sifilide, come annotò Voltaire), il cioccolato, avvince, inebria, conforta, seduce, confonde.

Si dice che nove persone su dieci amano il cioccolato. E la decima? Mente, o si ricrederà. Quelli che hanno assaggiato il cioccolato – africano dal seme alla tavoletta – di un fiorentino chiamato Corallo, Claudio Corallo, outsider eccentrico che ha reinventato tutte le fasi della lavorazione, compresi i processi di fermentazione ed essiccazione, sono andati oltre.

“Per motivi di sicurezza, portatevi camicia di forza e museruola nei luoghi del cioccolato Corallo”, ha scritto un esperto del New York Times. “Un toscano in Africa ha creato un profumo che si mangia”. Una conquista, per un piccolo produttore che fattura poco più di 350 mila euro l’anno, un nano a confronto delle “sette sorelle”, le multinazionali che controllano l’80 per cento del mercato mondiale del cioccolato. Il segreto? “Le mie tavolette hanno il sapore del campo, non della fabbrica”, dice Corallo dalle piantagioni di São Tomé e Príncipe, minuscolo Stato africano in cui è console onorario dell’Italia.

Un console onorario in calzoncini e machete, che si alza alle 4 di mattina e lavora più o meno 364 giorni l’anno. Il suo motore? «Passione, curiosità, piacere di veder crescere le piante: i campi, la potatura, il laboratorio, mi piace tutto, per me non ha odore di lavoro».

Corallo – 63 anni, di cui 40 in Africa – sintetizza il concetto di terroir, la parola che i francesi usano sempre per difendere i prodotti dell’agricoltura trasformati dal lavoro artigianale: il mix tra territorio e lavoro dell’uomo che porta a prodotti unici, in grado di insinuarsi al centro della nostra geografia psichica come sapori primari del gusto. Soprattutto nel caso del cioccolato. Perché, come ha scritto Paul Richardson, cinquecento anni dopo il primo contatto del cacao con la coscienza occidentale un mondo senza cioccolato è quasi inimmaginabile. […]”

Leggi tutto l’articolo di Marina Conti su National Geographic Italia di maggio 2014
http://www.nationalgeographic.it/dal-giornale/2014/04/30/foto/le_isole_delcioccolato-2116981/1/?rss

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Le isole del cioccolato


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Un lavoratore controlla la sbucciatura del cacao tostato durante l’ultima lavorazione prima che questo diventi cioccolato, nella zona tecnica della piantagione Nova Moca di Claudio Corallo, a São Tomé.

“Da che mondo è mondo, il dono più mirabile che l’America abbia fatto all’umanità (‘il bruno elisir’ pagato con la sifilide, come annotò Voltaire), il cioccolato, avvince, inebria, conforta, seduce, confonde.

Si dice che nove persone su dieci amano il cioccolato. E la decima? Mente, o si ricrederà. Quelli che hanno assaggiato il cioccolato – africano dal seme alla tavoletta – di un fiorentino chiamato Corallo, Claudio Corallo, outsider eccentrico che ha reinventato tutte le fasi della lavorazione, compresi i processi di fermentazione ed essiccazione, sono andati oltre.

“Per motivi di sicurezza, portatevi camicia di forza e museruola nei luoghi del cioccolato Corallo”, ha scritto un esperto del New York Times. “Un toscano in Africa ha creato un profumo che si mangia”. Una conquista, per un piccolo produttore che fattura poco più di 350 mila euro l’anno, un nano a confronto delle “sette sorelle”, le multinazionali che controllano l’80 per cento del mercato mondiale del cioccolato. Il segreto? “Le mie tavolette hanno il sapore del campo, non della fabbrica”, dice Corallo dalle piantagioni di São Tomé e Príncipe, minuscolo Stato africano in cui è console onorario dell’Italia.

Un console onorario in calzoncini e machete, che si alza alle 4 di mattina e lavora più o meno 364 giorni l’anno. Il suo motore? «Passione, curiosità, piacere di veder crescere le piante: i campi, la potatura, il laboratorio, mi piace tutto, per me non ha odore di lavoro».

Corallo – 63 anni, di cui 40 in Africa – sintetizza il concetto di terroir, la parola che i francesi usano sempre per difendere i prodotti dell’agricoltura trasformati dal lavoro artigianale: il mix tra territorio e lavoro dell’uomo che porta a prodotti unici, in grado di insinuarsi al centro della nostra geografia psichica come sapori primari del gusto. Soprattutto nel caso del cioccolato. Perché, come ha scritto Paul Richardson, cinquecento anni dopo il primo contatto del cacao con la coscienza occidentale un mondo senza cioccolato è quasi inimmaginabile. […]”

Leggi tutto l’articolo di Marina Conti su National Geographic Italia di maggio 2014
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Le foto del giorno, maggio 2014


Le foto del giorno, maggio 2014. Birmania.

http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2014/05/01/foto/le_foto_del_giorno_maggio_2014-2122060/1/?rss

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SPICE BAZAAR, ISTANBUL PARADISE


SPICE BAZAAR, ISTANBUL A BUSTLING GASTRONOMIC PARADISE

http://www.fotopedia.com/reporter/stories/j5TDRqoIc28

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